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# CINISMO E ALTRUISMO IN AZIENDA

Settembre - Saronno

Cinismo e Altruismo in Azienda

Il vocabolario propone la seguente definizione di cinico: “Chi, con atti e con parole, ostenta sprezzo e beffarda indifferenza verso gli ideali, o le convezioni, della società in cui vive; chi non arrossisce di nulla, impudente, sfacciato: è un cinico”.

È evidente come la persona cinica e, più in generale il cinismo, siano interpretati come qualcosa di negativo. A chi piacerebbe avere in ufficio una persona in apparenza incurante dei sentimenti altrui, giudicante, che dice cose che irritano e danno fastidio? O che addirittura ostenta beffarda indifferenza verso gli ideali, i valori e le norme sociali della propria azienda?

Confessiamolo, è molto meglio avere colleghe e superiori che siano rispettosi dei valori aziendali ed empatici, oltre che comprensivi e altruisti, sempre sorridenti e accomodanti. E che non mettono mai in discussione lo status quo.

Ma è sempre vero che l’atteggiamento cinico è negativo, mentre l’atteggiamento altruistico è positivo? Oscar Wilde sosteneva che il cinismo è l’arte di vedere le cose per come sono e non per come dovrebbero essere. In questo caso il concetto di cinismo si avvicina a quello di realismo, per cui esiste una verità, anche spiacevole, ma che il cinico non ha paura di affermare.

L’esperienza che molti lavoratori fanno è quella di non dire quello che pensano, temendo che esporsi dicendo come le cose stanno realmente possa offendere gli altri, cosa che potrebbe comportare delle conseguenze. La priorità diventa non offendere l’altro, creare quieto vivere, con la grave conseguenza di nascondersi a vicenda una verità che può danneggiare il sistema azienda.

Quante volte abbiamo paura di criticare il nuovo progetto sviluppato dal nostro superiore, di proporre la nostra soluzione a un problema, o addirittura di riconoscere che i reclami del cliente sono giustificati?

Ecco allora che per il quieto vivere, per non ferire i sentimenti altrui, scivoliamo nel buonismo, o nell’altruismo. Robert Heinlein affermava di guardarsi dall’altruismo, che è basato sull’autoinganno, radice di tutti i mali. La facciata di altruismo è in realtà ipocrisia. Non creare tensione all’interno della comunicazione diventa più importante di riferire come le cose stanno realmente. Per giunta, l’altruismo può creare rapporti di dipendenza tra superiore e collaboratore, in cui il primo corre in aiuto del secondo ogni qualvolta ha un problema da risolvere. Con la conseguenza inevitabile che il collaboratore non crescerà mai e l’azienda si trascinerà un peso, non una risorsa.

Se l’altruismo si trasforma in compiacente buonismo (magari motivato da paura di offendere e subire ritorsioni) e il cinismo è riletto come disprezzo per l’ipocrisia e rispetto per la verità delle cose per come stanno realmente, perché non cercare di essere un po’ più cinici? Lavorare in un luogo dove le cose vengono chiamate con il loro nome e dove non si ha paura di riconoscere un problema e comunicarlo, con atteggiamento empatico e non buonista, può avere solo ricadute positive in termini di benessere organizzativo.

 

A cura di

Dott. Claudio Catalano

Dott. Alberto Longhi

Articolo Informativo

 


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